Richard Roger
Tag: annata 1920-1939, architetti dislessici, dislessici famosi
Richard Rogers (Richard George Rogers, Lord Rogers of Riverside, nato a Firenze nel 1933 e morto a Londra nel 2021) è stato un architetto e urbanista britannico di origine italiana.

È uno dei più celebri e influenti architetti del XX e XXI secolo, pioniere dello stile High-Tech in architettura.
Ha rivoluzionato la progettazione urbana mondiale firmando capolavori iconici come il Centre Pompidou a Parigi (progettato insieme a Renzo Piano), l’edificio della Lloyd’s a Londra e il Terminal 4 dell’aeroporto di Madrid-Barajas.
Nel 2007 ha ricevuto il Premio Pritzker, considerato il Nobel dell’architettura.
L’esperienza con la dislessia
Cresciuto negli anni ’30 e ’40, ha vissuto una giovinezza estremamente complessa a causa di una severa dislessia non diagnosticata. A scuola faticava enormemente a leggere e memorizzare i testi, venendo bollato dagli insegnanti come uno studente pigro, stupido o ritardato.
La svolta è arrivata quando ha canalizzato la sua frustrazione nel disegno e nel pensiero tridimensionale: la dislessia lo ha spinto a pensare per immagini e modelli spaziali, una capacità di visualizzazione complessa che è diventata la firma distintiva dei suoi progetti architettonici rivoluzionari.
Curiosità

Per il progetto del Centre Pompidou a Parigi, Rogers e Renzo Piano proposero l’idea scioccante di “portare l’interno all’esterno”, mettendo a vista sulla facciata ascensori, tubature dell’acqua e condotti di aerazione colorati.
All’inaugurazione nel 1977, una signora parigina lo colpì con un ombrello sulla testa dopo aver scoperto che era l’architetto di quell’edificio così “strano”.
Frasi famose
“L’architettura è troppo complessa per essere la visione di un singolo individuo. La dislessia mi ha insegnato a collaborare, a guardare il mondo in modo diverso e a comprendere che le idee migliori nascono sempre dal lavoro di squadra.”
“Non capisco perché la gente debba sempre vestirsi di bianco, grigio e nero.”

«Le città concentrano energie fisiche, intellettuali e creative. È questa dinamica “sociale e culturale”, più che un equilibrio estetico creato dalla progettazione edilizia, che secondo me costituisce l’essenza della bellezza […]. Una vita urbana vibrante è, a mio parere, l’ingrediente essenziale di una città vera e propria» (Richard Rogers, 1995)