La Mia Dislessia – Philip Schultz
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La mia dislessia è un’opera autobiografica e intima in cui il poeta statunitense Philip Schultz, già vincitore del Premio Pulitzer, ripercorre la propria esistenza alla luce di una scoperta tardiva: la diagnosi di dislessia, giunta soltanto all’età di 58 anni a seguito della medesima valutazione clinica ricevuta da suo figlio.
Il memoir intreccia il racconto del passato con la riflessione sul presente, articolandosi attorno a tre nodi fondamentali:

- L’infanzia e la vergogna: Schultz rievoca gli anni scolastici segnati dall’incomprensione dei docenti, dal bullismo dei compagni e dall’emarginazione nella “classe dei cretini”. L’incapacità di leggere e l’impossibilità di dare un nome al proprio disturbo generarono in lui un profondo senso di inadeguatezza e di vergogna, che lo accompagnò per gran parte della vita.
- Il riscatto attraverso la scrittura: Nonostante l’analfabetismo funzionale giovanile, la determinazione a voler diventare uno scrittore spinge Schultz a sviluppare strategie individuali di compensazione, affinando una memoria uditiva e visiva straordinaria. Il costante lavoro sulle parole si trasforma da ostacolo a motore creativo, portandolo ad affermarsi nel panorama letterario internazionale e a fondare The Writers Studio.
- La consapevolezza della neurodiversità: La presa di coscienza finale ridefinisce l’intera identità dell’autore. La dislessia smette di essere percepita come una colpa o un deficit da nascondere per rivelarsi come una modalità differente di percezione del mondo, capace di plasmare lo stile poetico, la sensibilità e la resilienza dell’individuo.
In conclusione, l’opera si configura come una testimonianza di speranza e demistificazione del pregiudizio, offrendo una riflessione sul rapporto tra neurodiversità, creatività e linguaggio.