Philip Schultz
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Philip Schultz (nato a Rochester, New York, nel 1945) è un poeta, scrittore e docente statunitense.

È uno dei poeti d’America più rinomati, vincitore del Premio Pulitzer per la poesia nel 2008 con la raccolta Failure. È il fondatore e direttore di The Writers Studio, celebre scuola di scrittura creativa a New York, ed è acclamato a livello internazionale per il suo saggio autobiografico La mia dislessia (My Dyslexia), fondamentale testimonianza sul rapporto tra neurodiversità e creatività.
L’esperienza con la dislessia

Da bambino Schultz non sapeva leggere né scrivere. Perciò era vittima di bullismo da parte dei suoi compagni. «Sono cresciuto sulla strada, in un quartiere pieno d’immigrati, tedeschi, irlandesi, italiani, ebrei. Era una lotta continua. Ciascuno voleva affermare la sua identità. Io venivo da una famiglia povera, mio padre non aveva un carattere facile.
E a scuola andavo male: non riuscivo a pronunciare correttamente le parole, non ero capace di leggere l’ora. Ero lo zimbello dei miei compagni. Ma all’epoca nessuno mi aveva diagnosticato la dislessia. Finì che picchiai uno dei bulli che quotidianamente mi umiliavano e venni espulso per poi ritrovarmi nella classe dei cretini, quella in cui gli insegnanti non si davano la pena di insegnare nulla: dicevano di guardare le figure e di far finta di leggere». È stato così che Schultz ha iniziato a lavorare con l’immaginazione, la fantasia.
Ha scoperto di soffrire di dislessia soltanto a 58 anni, quando il disturbo è stato diagnosticato a suo figlio. A quel tempo era già uno scrittore affermato, dimostrando come fosse riuscito a superare l’ostacolo dell’apprendimento spinto dall’ossessione di diventare poeta, imparando a leggere e scrivere da autodidatta.
Avevo 11 anni quando uno dei miei insegnanti mi chiese che cosa diavolo volessi fare da grande, e io d’istinto gli risposi: lo scrittore. Quel sogno mi ha accompagnato. E un giorno mi sono detto: se ho imparato a leggere da solo, imparerò anche a scrivere da solo».
Curiosità

A scuola, prima di imparare a leggere da solo, per nascondere la propria condizione sviluppò una straordinaria memoria uditiva: memorizzava parola per parola i testi letti ad alta voce dai compagni per poi fingere di leggerli direttamente dal libro quando veniva chiamato alla cattedra.
Frase famosa
“La dislessia mi ha insegnato a non dare mai le parole per scontate. Mi ha costretto ad amarle, a lottare per ciascuna di esse.”